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Comune di Villaverla

Provincia Vicenza - Regione del Veneto


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Edifici Significativi

Edifici significativi


Chi, provenendo da Vicenza, percorre la statale che attraversa il centro di Villaverla, può restare colpito dal maestoso prospetto con cui palazzo Verlato si affaccia sull'importante arteria, ma, tutto preso da preoccupazioni maggiori causate dall'intensità del traffico o dalla pericolosità della imminente strettoia, vi può dedicare nulla più che un rapido sguardo. Ancor meno attenzione viene poi dedicata normalmente all'altro prestigioso edificio di Villa Ghellini, in quanto la visione del suo grandioso prospetto principale è tolta dal più semplice prospetto che fiancheggia la strada e che si presenta per di più notevolmente infossato rispetto al livello stradale. Non sono, tuttavia, questi due palazzi nel loro aspetto attuale, anche se i più prestigiosi, né i più antichi né gli unici di Villaverla che meritino un'attenta indagine in quanto capaci di suscitare interesse per chi si curi della storia dell'arte ed in particolar modo dell'evolversi dell'architettura. Esistono bensì numerosi altri edifici, più appariscenti, altri più modesti, che rientrando nella cosiddetta architettura minore risultano meno conosciuti, ma non meno importanti, per una visione globale dello sviluppo architettonico e storico di un centro urbano. Deviando dalla strada, percorrendo alcune strade secondarie, spingendoci nella campagna circostante o raggiungendo la frazione di Novoledo, possiamo imbatterci in numerosi edifici, per lo più case private o fattorie, che se all'occhio profano appaiono trascurabili o insignificanti, allo sguardo del cultore si presentano non meno interessanti e ricchi di storia, anche se più modesti.


Il municipio

municipio

Documenti del primo 1600 parlano di una “casa della comunità” posta “in contrà de la piazza”, ad indicare che fin da quell'epoca la residenza municipale di Villaverla sorgeva pressappoco nel luogo dove sta ai giorni nostri, anche dal punto di vista architettonico fu totalmente ristrutturata nella seconda metà del secolo scorso quando assunse le forme che ancor oggi si possono vedere. L'interno, più volte modificato, conserva la ringhiera in ferro battuto di uno scalone del secondo Ottocento, mentre all'esterno la chiara impaginazione del prospetto principale trova uno stridente contrasto con le recenti modifiche apportate all'edificio attiguo.


Villa Martinengo Spiller

villa Martinengo Spiller

La famiglia Martinengo giunse a Villaverla da Brescia verso la fine del 1500 e qui acquistò dalla famiglia Da Porto alcuni edifici, parte dei quali in seguito furono abbattuti per ottenere uno spazio sufficiente ad una più rappresentativa dimora. Una parte, invece, fu inglobata nella nuova costruzione, in continuazione dal lato occidentale dove, dalla Verlata che scorre accanto, si nota su un lungo tratto di muro una caratteristica cornice a dente di sega, che indubbiamente risale al XIV secolo. Però anche sul versante interno del lato orientale si scorgono due tratti di mura con doppia cornice a dente di sega, i quali sembrano far risalire questo settore allo stesso periodo. La sporgenza del tetto in questo settore è costituita da grossi lastroni di pietra, come nella poco discosta Villa Clementi. Tuttavia solo verso la fine del 1600 i Martinengo poterono tentare di gareggiare con le altre nobili e ricche famiglie del luogo, cercando di crearsi una residenza che, nonostante tutto, rimane di gran lunga inferiore alle Ville Verlato e dei Ghellini, sia per imponenza che per prestigio.


Villa Ghellini Dall'Olmo

villa Ghellini Dall'Olmo

Anche se esternamente, nel settore che fiancheggia la strada, si è qualche decina di anni fa tentato un parziale restauro, l'interno di Villa Ghellini Dall'Olmo, attende ancora un intervento risanatore che impedisca una misera fine di questo che è il capolavoro architettonico di Villaverla. Probabilmente a spingere i Ghellini alla costruzione di una villa tanto sontuosa fu una punta di orgoglio e di prestigio derivante dalla rivalità che esisteva con la vicina famiglia Verlato,forse per il predominio sul paese. I rivali s'erano da poco eretto un grandioso palazzo affidandone l'esecuzione all'architetto più in auge a quell'epoca: presupposti questi che avrebbero dovuto preludere alla creazione di una delle più lussuose residenze signorili. Quando, però, le sostanze dei primi cominciarono a scemare, e la vita del secondo venne stroncata, l'opera, cominciata con tanto sfarzo, era inevitabilmente destinata a restare trascurata e incompleta. L'interruzione dei lavori avvenne nel 1679, data incisa in due luoghi del prospetto maggiore, e con la morte dell'architetto avvenuta il 3 agosto dell'anno successivo, questi non vennero mai più ripresi, cosicché l'ala settentrionale del grandioso prospetto ancor oggi vi vede bruscamente interrotta appena oltre il primo asse delle finestre. Ciò nonostante, questo edificio risulta il capolavoro di Antonio Pizzocaro, concepito quasi come un castello medioevale che recava al centro una piazza d'armi, qui rievocata nel cortile, o come una villa romana, di cui si richiama il peristilio con il portico, per la maggior parte coperto, che gira da tre lati. Ad accelerare il deperimento delle strutture architettoniche hanno contribuito nei secoli vari fattori, in quanto vi furono ospitate in passato parecchie famiglie, sistemando e modificando specie i due porticati e il corpo minore. Durante la grande guerra, poi, questo complesso servì da luogo di riposo e ristoro per i soldati reduci dal fronte, e fu anche colpito da una bomba aerea. Se a ciò si aggiungono i danni provocati dal tempo e dalle intemperie sugli intonaci, sui cornicioni, sui serramenti, sulle statue, si comprenderà come il complesso abbisogni di un radicale restauro che conservi e preservi ciò che finora è riuscito a sopravvivere e merita di non cadere.


Palazzo Verlato Putin

villa Verlato Putin

Leggermente inclinata rispetto alla direzione della strada è la sua facciata, che si nota da lontano, alta sopra gli edifici più o meno intonati che in seguito furono aggiunto nei dintorni. La parte inferiore, che comprende pianterreno ed ammezzato, è costituita da bugne gentili fraloro separate da solchi profondi: in questa parte s'apre al centro una semplice porta rettangolare che per nulla differisce dalle finestre laterali se non per le maggiori dimensioni. Le prime due per lato stanno su un leggero aggetto che funge da basamento alle sei colonne ioniche dell'ordine superiore, mentre verso gli estremi laterali si stagliano due alte arcate probabilmente sempre chiuse: la loro chiave di volta giunge a lambire una fascia che percorre longitudinalmente tutta la facciata e segna il trapasso fra il muro bugnato inferiore e la liscia parete dei due piani sovrastanti. La villa, al suo interno conserva ancora belle ed ampie sale, tutte adorne di una ricca decorazione ad affresco, in cui sembra si possa riconoscere l'intervento per lo meno di tre o quattro mani diverse. La sala centrale rievoca alcuni degli episodi più significativi della vita di Giovanni Verla, il capostipite della famiglia, e le scene raffigurate vengono spiegate da un'iscrizione latina posta sopra ad ogni riquadro. Autore di questa stanza sembrerebbe essere stato Girolamo Pisani, mentre la decorazione di quella attigua a sinistra, con scene di trionfi, è difficile precisare da chi sia stata eseguita, anche se taluno ha proposto il nome di Giovanni Battista Maganza, il padre del più famoso Alessandro. Di altro ignoto autore del secondo Cinquecento sembrano le decorazioni con le allegorie delle stagioni e figure mitologiche recentemente scoperte in una stanza minore, sotto uno strato di vecchi intonaci, mentre ad altra mano ancora sembrerebbero da attribuire le monocrome figure di ciclopi nella sala a destra di quella centrale.

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