Comune di Villaverla
versione accessibile
Documenti del primo 1600 parlano
di una “casa della comunità” posta “in contrà de la piazza”, ad indicare
che fin da quell'epoca la residenza municipale di Villaverla sorgeva pressappoco
nel luogo dove sta ai giorni nostri, anche dal punto di vista architettonico
fu totalmente ristrutturata nella seconda metà del secolo scorso quando
assunse le forme che ancor oggi si possono vedere. L'interno, più volte
modificato, conserva la ringhiera in ferro battuto di uno scalone del secondo
Ottocento, mentre all'esterno la chiara impaginazione del prospetto principale
trova uno stridente contrasto con le recenti modifiche apportate all'edificio
attiguo.
Villa
Martinengo Spiller

La famiglia Martinengo giunse a Villaverla da Brescia verso la fine del 1500
e qui acquistò dalla famiglia Da Porto alcuni edifici, parte dei quali in
seguito furono abbattuti per ottenere uno spazio sufficiente ad una più rappresentativa
dimora. Una parte, invece, fu inglobata nella nuova costruzione, in continuazione
dal lato occidentale dove, dalla Verlata che scorre accanto, si nota su un
lungo tratto di muro una caratteristica cornice a dente di sega, che indubbiamente
risale al XIV secolo. Però anche sul versante interno del lato orientale si
scorgono due tratti di mura con doppia cornice a dente di sega, i quali sembrano
far risalire questo settore allo stesso periodo. La sporgenza del tetto in
questo settore è costituita da grossi lastroni di pietra, come nella poco
discosta Villa Clementi. Tuttavia solo verso la fine del 1600 i Martinengo
poterono tentare di gareggiare con le altre nobili e ricche famiglie del luogo,
cercando di crearsi una residenza che, nonostante tutto, rimane di gran lunga
inferiore alle Ville Verlato e dei Ghellini, sia per imponenza che per prestigio.
Villa
Ghellini Dall'Olmo

Anche se esternamente, nel settore che fiancheggia la strada, si è qualche decina
di anni fa tentato un parziale restauro, l'interno di Villa Ghellini Dall'Olmo,
attende ancora un intervento risanatore che impedisca una misera fine di questo
che è il capolavoro architettonico di Villaverla. Probabilmente a spingere i
Ghellini alla costruzione di una villa tanto sontuosa fu una punta di orgoglio
e di prestigio derivante dalla rivalità che esisteva con la vicina famiglia
Verlato,forse per il predominio sul paese. I rivali s'erano da poco eretto un
grandioso palazzo affidandone l'esecuzione all'architetto più in auge a quell'epoca:
presupposti questi che avrebbero dovuto preludere alla creazione di una delle
più lussuose residenze signorili. Quando, però, le sostanze dei primi cominciarono
a scemare, e la vita del secondo venne stroncata, l'opera, cominciata con tanto
sfarzo, era inevitabilmente destinata a restare trascurata e incompleta. L'interruzione
dei lavori avvenne nel 1679, data incisa in due luoghi del prospetto maggiore,
e con la morte dell'architetto avvenuta il 3 agosto dell'anno successivo, questi
non vennero mai più ripresi, cosicché l'ala settentrionale del grandioso prospetto
ancor oggi vi vede bruscamente interrotta appena oltre il primo asse delle finestre.
Ciò nonostante, questo edificio risulta il capolavoro di Antonio Pizzocaro,
concepito quasi come un castello medioevale che recava al centro una piazza
d'armi, qui rievocata nel cortile, o come una villa romana, di cui si richiama
il peristilio con il portico, per la maggior parte coperto, che gira da tre
lati. Ad accelerare il deperimento delle strutture architettoniche hanno contribuito
nei secoli vari fattori, in quanto vi furono ospitate in passato parecchie famiglie,
sistemando e modificando specie i due porticati e il corpo minore. Durante la
grande guerra, poi, questo complesso servì da luogo di riposo e ristoro per
i soldati reduci dal fronte, e fu anche colpito da una bomba aerea. Se a ciò
si aggiungono i danni provocati dal tempo e dalle intemperie sugli intonaci,
sui cornicioni, sui serramenti, sulle statue, si comprenderà come il complesso
abbisogni di un radicale restauro che conservi e preservi ciò che finora è riuscito
a sopravvivere e merita di non cadere.
Palazzo Verlato Putin
