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L'ALTERNATIVA AL FITODEPURATORE ESISTE E FUNZIONA

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L'alternativa al fitodepuratore esiste e funziona. Le ragioni del nostro no al megaprogetto di AVS nel Bosco di Novoledo.

area fitodepurazione

I comuni di Villaverla e Caldogno sono interessati da un progetto di un depuratore promosso da Alto Vicentino Servizi per una superficie di circa 150 ettari, più o meno 400 campi.
Tale progetto è stato collocato in una delle zone umide più delicate e preziose dal punto di vista naturalistico del Nord Italia, il bosco di Novoledo. Buona parte di questa zona è stata recentemente dichiarata Sito di Interesse Comunitario, per la presenza di specie in via di estinzione e per il grande valore ambientale che la caratterizza.

Per ogni secondo, saranno quasi 1000 i litri delle acque reflue dei depuratori di Thiene e Schio che dovrebbero riversarsi su questo territorio che ricopre uno dei giacimenti d'acqua, in assoluto più preziosi di tutta Europa, sia per qualità che per quantità.
Tra tutte le collocazioni immaginabili è stata probabilmente scelta, nella regione Veneto, una tra le più preziose in assoluto dal punto di vista ambientale.

Il progetto riguarda la realizzazione di una cosiddetta serie di Fasce Tampone Boscate, ovvero una serie di canali paralleli tra di loro intervallati da filari di alberi destinati alla produzione di legno. Lo scorrere e infiltrarsi di queste acque in questo dedalo le dovrebbe depurare in buona parte di alcune sostanze quali azoto e fosforo. Tuttavia, esistono soluzioni tecniche alternative che funzionano perfettamente. Si veda il filmato che mostra come la provincia di Bolzano (notoriamente una delle più sensibili alla tutela dell'ambiente), abbia risolto il problema dell'abbattimento del fosforo e dell'azoto.

Il progetto di fitodepurazione riguarda una tecnologia sperimentale che viola apertamente il “principio di precauzione” che è alla base della normativa europea in ambito di tutela dell'ambiente, nonché il principio di responsabilità. L'area interessata dall'impianto è caratterizzata inoltre da numerose polle d'acqua. Ovvero l'acqua affiora naturalmente in superficie direttamente dalla falda, ragion per cui l'area rientra nella zona delle risorgive.

La fitodepurazione con le Fasce Tampone Boscate presenta un notevole interesse dal punto di vista ambientale, ma è la collocazione presso il Bosco di Novoledo che è una scelta scellerata. Siamo consapevoli della necessità di diminuire il carico inquinante delle acque reflue prima che queste vengano riversate nei fiumi, tuttavia con questa soluzione si aggiungerebbe un danno ambientale ulteriore. Occorre invece adottare una soluzione alternativa con un impatto ambientale ridotto come per esempio quella adottata in provincia di Bolzano.
Non si tratta di essere vittime della sindrome di “non nel mio giardinetto”. La “zona del Bosco” non è solamente patrimonio dei cittadini di Villaverla e Caldogno, ma di tutti. Un progetto simile la distruggerebbe irrimediabilmente.

area fitodepurazione Sic

La documentazione progettuale presenta inoltre alcune sorprendenti incongruenze. Il progetto dovrebbe riqualificare dal punto di vista ambientale la zona, nonché avere un impatto positivo dal punto di vista della biodiversità.
E' chiaro che l'escavazione di 400 campi (ricchi anche di grandi quantità di ghiaia e argilla) al fine di collocare artificialmente una serie di piante che verrebbero frequentemente tagliate per la produzione di legno e lo scorrere di acque intrise dei peggiori veleni, non comporterà né una riqualificazione dal punto di vista ambientale né tantomeno dei benefici in termini di biodiversità.

Notevoli perplessità suscitano inoltre le recenti notizie che vedono AVS sottoscrivere accordi per trattare le acque reflue non solo della nostra zona ma anche quelle dell'Altopiano di Asiago. Acque reflue che trattate dal depuratore di Thiene verrebbero alla fine convogliate insieme alle altre lungo in collettore che sfocerebbe nel Bosco di Novoledo.

Il trattamento dei rifiuti rappresenta un “business” che negli ultimi anni è diventato di grande interesse, non stupisce quindi che sempre nella documentazione progettuale si parli anche del trattamento di una parte delle acque di scarico del Trentino-AltoAdige (Lavarone e Folgaria).

Si potrebbe proseguire con altre perplessità legate all'effetto dei metalli pesanti che dovrebbero inzuppare il terreno piuttosto che sul tipo di valutazioni che hanno portato a scegliere proprio una zona ricca di argilla. Tuttavia quelle finora esposte dovrebbero essere più che sufficienti.

L'Assessore all'ambiente ed ecologia
Manuel Fabris
manuel.fabris@comune.villaverla.vi.it

Comune di Villaverla , 04/01/2008

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